Black hole – Charles Burns

Black hole è l’opera più nota di Charles Burns, maestro indiscusso del cartooning internazionale, il quale vi ha lavorato per dieci anni dal 1995 al 2005.

Nero, cupo, grottesco. Con venature horror. L’albo di Burns rappresenta tutt’altro che una lettura leggera, ma ciononostante risulta essere tremendamente affascinante. Il racconto non ha coordinate spazio-temporali precise, ma temi e stile di vita rimandano all’America degli anni 70. In una città imprecisata si intrecciano sotto ai nostri occhi le vite di una generazione di giovani ragazzi che deve far fronte all’impatto devastante di una malattia non meglio definita nè approfondita, trasmessa sessualmente da chi è già vittima del morbo. I sintomi sono delle orribili quanto varie mutazioni genetiche, nella maggior parte degenerative, che comportano in chi ne è affetto un profondo sentimento di emarginazione spesso seguito da un istintivo desiderio di isolamento. I ragazzi contagiati finiscono così per rifugiarsi nei boschi o in luoghi appartati, dove vivono segregati e disprezzati dalla maggior parte dei loro coetanei “sani”. Pagina dopo pagina ne seguiamo il percorso di caccia all’equilibrio, fra storie di amore e di amicizia, sogni visionari e colpi di scena da film dell’orrore. Ma la cosa forse più suggestiva è che mentre l’intricata matassa si sbroglia, quello che sembrava essere nient’altro che un romanzo di fantasia assume connotati sempre più reali..

Nel tempo la critica ha più volte insistito nell’interpretare il “buco nero” di Burns come una metafora dell’AIDS. In realtà l’autore ha sempre smentito, sostenendo invece che il suo albo faccia riferimento alla “malattia dell’adolescenza”, quella fase di difficile interpretazione che accompagna gli esseri umani nella loro transizione fra giovinezza ed età adulta. Alcuni ne guariscono, altri vi restano imprigionati. Geniale.

Editore: Coconino Press – Pagine: 367 – Bianco&nero – Prezzo: 19€

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