L’Eternauta – Héctor Oesterheld e Francisco Solano López

L’Eternauta è un fumetto di fantascienza sceneggiato da Héctor Oesterheld e disegnato da Francisco Solano López. È stato pubblicato per la prima volta in Argentina tra il 1957 ed il 1959 sul periodico Hora Cero Semanal.

L’Eternauta è un racconto nel racconto: pronti via e le prime vignette ci presentano infatti un disegnatore di fumetti che seduto al proprio tavolo da lavoro vede materializzarsi uno sbigottito essere umano di ignota provenienza. Inizia così il racconto di un’esperienza tragica e apparentemente inverosimile ma terribilmente reale, quella di uno sparuto gruppo di amici che, nel bel mezzo di una banale partita a carte nella periferia della Buenos Aires anni ’50, assistono ad una nevicata tanto improbabile quanto devastante, che provoca la morte subitanea di tutti coloro che malauguratamente ne vengono a contatto. La città intera si trasforma così in uno sconfinato teatro di morte, ricoperto da un velo surreale di morbida condanna. Lo scenario che si presenta è di quelli da incubo: le comunicazioni con il resto del globo appaiono come troncate, e le prospettive assumono contorni inimmaginabili. E i sopravvissuti? Quanti saranno? E sarà uno spirito fraterno e solidale ad animarli o data la situazione si scatenerà una spietata e feroce lotta per la sopravvivenza? In preda a mille dubbi, i protagonisti del racconto, protetti da apposite tute isolanti costruite al riparo delle mura domestiche, si ritroveranno a scavare fra le pieghe della misteriosa catastrofe, arrivando presto a scoprire che la verità è molto peggio di qualunque funerea previsione: la terra tutta è vittima di un attacco alieno di spaventose proporzioni e la forza del nemico appare implacabile. Ma il filo al quale si aggrappano le residue speranze dell’uomo si rivela tanto sottile quanto tenace, e nessuno sembra volersi arrendere senza combattere in quella che assumerà sempre più i connotati di una vera e propria battaglia per la conservazione della specie.

Ok, siamo di fronte ad un racconto pazzesco. Uno di quelli che fin dall’inizio trasmettono la netta sensazione che si tratti di qualcosa di fuori dal comune, destinato sicuramente a fare la storia del suo genere. La trama è studiata nei minimi dettagli, incredibilmente coinvolgente e ricca di colpi di scena. Tutti i personaggi, alieni o umani che siano, vengono caratterizzati alla perfezione, e soprattutto la figura del protagonista, Juan Salvo, viene esplorata in lungo e in largo in modo molto profondo ed accurato. I disegni sono molto belli, e il tratto autorevole e minuzioso di Lòpez si sposa perfettamente con il tipo di racconto. Insomma, bando alle ciance: tutti coloro che non storcono il naso al solo sentir parlare di alieni e fantascienza sono desiderati a pagina 1; agli altri consiglio vivamente di cambiare idea.

Editore: 001 edizioni – Pagine: 380 – Bianco&nero – Prezzo: 40€

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Wilson – Daniel Clowes

Wilson è la prima pubblicazione di Daniel Clowes non apparsa precedentemente a puntate, ma concepita dal principio come unicum editoriale oltre che narrativo.

Wilson è la storia di un uomo che vive la sua quotidianità in modo problematico, perso com’è fra mille turbamenti di ogni genere: la sua vita è uno schifo e se possibile peggiora ulteriormente con la morte del padre, con il quale aveva comunque un pessimo rapporto. La perenne condizione di estrema solitudine nella quale si ritrova lo porta ad abbandonare seppur momentaneamente il suo adorato cagnolino per mettersi alla ricerca di quella ex-moglie dalla quale era stato allontanato diversi anni prima, e della loro figlia ormai adolescente, nata dopo il matrimonio e data subito in adozione. Nel corso di questo viaggio Wilson trascorre il tempo pontificando sui mali della società, alternando fasi decisamente satiriche ad altre dal contenuto forte e toccante. Cinismo e divertimento non sono mai stati così vicini, e chi ha detto che non siano proprio queste le giuste chiavi di lettura dell’esistenza..?

Wilson è una storia strana. Ci ho messo un po’ a farmela piacere. All’inizio non ero molto convinto dagli episodi monopagina in stile Peanuts e da un’ironia un po’ particolare, di quelle che il sorriso lo fanno uscire un po’ storto, sempre ammesso che riescano nell’impresa. In realtà una volta finito mi sono dovuto ricredere; quella proposta dall’autore è una riuscitissima satira pop della società moderna, che vede nello scorbutico, tenero e logorroico Wilson il protagonista perfetto. Egli rappresenta ottimamente i problemi del mondo di oggi, diviso fra un disperato bisogno d’amore e quello di essere lasciato in pace, costantemente sballottato fra una normalità bistrattata e il miraggio di una fumosa felicità. Accompagnare Wilson nel suo viaggio ricco di contraddizioni equivale insomma a riflettere sulle nostre certezze e sul modo di relazionarci con la vita di tutti i giorni. Sicuramente una lettura che lascia il segno.

Come accennato in precedenza Wilson è un romanzo suddiviso in tante piccole storie, per la precisione 70, ognuna delle quali possiede un proprio titolo. Ogni breve quadro è autoconclusivo, e generalmente termina con una frase ad effetto o una battuta pungente, cosicché di volta in volta è la storia successiva a svelare il reale significato di quella precedente. Ciascun racconto serve quindi a plasmare nella mente del lettore la poliedrica figura di Wilson, vero e proprio mosaico composto da frammenti di delicata quotidianità. Molto interessante infine l’idea di adattare lo stile grafico alle diverse storie, conferendogli volta per volta un particolare significato simbolico: assistiamo quindi ad una decisa alternanza di colori e bicromie, tratti caricaturali e disegni dettagliati, tutte scelte funzionali al tipo di racconto considerato.

Editore: Coconino Press – Pagine: 77 – Colori – Prezzo: 17,50€

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Cheat – Christine Norrie

Cheat è una breve storia firmata da Christine Norrie, disegnatrice tedesca.

A New York City Marc e Janey hanno appena traslocato, e nel farlo hanno conosciuto i loro nuovi vicini, Anna e Davis; le due coppie sono molto simili, sia per età che per estrazione sociale, e in modo del tutto naturale iniziano a frequentarsi. La cosa che nessuno sa, o che forse nessuno vuole ammettere realmente, è che entrambe le coppie stanno vivendo un momento di crisi, silenziosamente alla ricerca di qualcosa che ridia un senso alla loro relazione. Caso vuole che Marc debba assentarsi per lavoro, e che nella stessa circostanza Anna si allontani per il weekend. Solitudini e strane amicizie finiscono così per intricarsi maliziosamente, portando la situazione ad un punto critico che stravolgerà una volta per tutte un’equilibrio già instabile.

La prima cosa che balza all’occhio è l’atmosfera fin troppo costruita delle pagine iniziali: i personaggi sembrano attori di un teatro moderno nel quale va in scena lo spettacolo della coppietta bella e felice, che nulla ha da chiedere alla vita se non di poterla godere. Poi però accade qualcosa che stravolge l’idillio, che fa crollare tutte le maschere e pone fine alla recita. Ed è qui, nel momento in cui i personaggi diventano persone, che la storia acquista il giusto peso e diventa coinvolgente; non si tratta di stabilire chi o cosa sia meglio o peggio, ma nelle scelte più o meno condivisibili o detestabili prese dai protagonisti si intravede la loro umanità, nei confronti della quale tutti, chi più chi meno, siamo certamente sensibili. Cheat non è un capolavoro, ma è sicuramente una storia piacevole, che ci da la possibilità di entrare nella sfera emotiva di soggetti che hanno molto di reale, e di conseguenza stimolano riflessioni non banali.

Stilisticamente parlando il tratto della Norrie mi ha ricordato molto alcune pubblicazioni Marvel, con un segno “giovane”, impreziosito in questo caso dall’uso studiato dei bianchi e dei neri, sfruttati per aumentare l’intensità narrativa o per trasmettere al lettore alcune sensazioni piuttosto che altre: a volte dolci e delicate, altre insicure e malinconiche. Ben fatto.

Editore: Bottero Edizioni – Pagine: 72 – Bianco&nero – Prezzo: 10€

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The ACME Novelty Library No. 20: Lint – Chris Ware

The ACME Novelty Library No. 20: Lint, Lint per gli amici, è un’altra bella pubblicazione firmata da Chris Ware, geniale disegnatore statunitense. Attualmente non esiste una versione in italiano, quindi “tocca” leggersi l’originale.

La storia è quella di Jordan Lint, essere umano di professione, la cui esistenza coincide perfettamente con le pagine del fumetto: dai primi vagiti fra le braccia della madre agli ultimi disperati momenti trascorsi su un letto d’ospedale, il protagonista viene seguito passo dopo passo dalla meticolosa matita dell’autore. In mezzo, distribuita fra le pagine senza soluzione di continuità, una vita difficile e sofferta, intrisa di cruda realtà e scandita da eventi capaci di segnare nel profondo, lasciandosi dietro cicatrici a volte troppo difficili da nascondere. Una madre persa durante l’infanzia, la convivenza con un padre distaccato e disattento, un’adolescenza difficile, un lavoro ereditato malvolentieri, un’età adulta emotivamente instabile e una vecchiaia piena di rimorsi e paure. Questo è Jordan Lint. Ma non solo. Ware ci dimostra infatti come intraprendere un viaggio all’interno di una persona sia molto più che analizzare le cose più o meno belle fatte o subite nel corso della sua vita. L’essere umano è molto più complesso e confuso di così e l’autore ne indaga alla perfezione le dinamiche interne, riuscendo a dipingerne un quadro curato e realistico, incorniciato alla perfezione da una toccante sceneggiatura.

Temporalmente parlando questa è la prima pubblicazione di Chris Ware della quale sono venuto in possesso, ma ho preferito temporeggiare e partire da quel Jimmy Corrigan che ancora adesso considero gemma inarrivabile nella produzione dell’autore. Detto questo Lint è davvero un gran bel racconto, narrato come solo lui sa fare, andando a pizzicare corde per molti irraggiungibili, scegliendo sempre i dettagli più emozionanti, le espressioni più azzeccate, i frame più significativi, le parole migliori. Ma la cosa che più colpisce credo sia l’apparente semplicità con la quale i fili di un’intera esistenza vengono abilmente tirati pagina dopo pagina; certamente il tratto morbido ed estremamente pulito e l’uso magistrale delle tinte piatte sono elementi che aiutano a trasmettere una sensazione di chiarezza espositiva, ma il fatto stesso di riuscire ad imprigionare una tale intensità narrativa all’interno di tavole così limpide e perfettamente connesse fra loro è davvero sintomo di una bravura disarmante. A tal proposito sottolineo un particolare che mi ha molto colpito, ovvero la scelta di adattare il tipo di segno utilizzato all’età del protagonista: molto scarno e rigido all’inizio, si fa via via più sinuoso e particolareggiato con l’avanzare degli anni di Jordan. Geniale.

Lint è un racconto di formazione continua, rappresentazione coinvolgente di una quotidianità forte e toccante che ognuno di noi, a suo modo, si ritrova ad affrontare. Ovviamente consigliato.

Editore: Drawn & Quarterly – Pagine: 78 – Colori – Prezzo: 20€

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Quando tutto diventò blu – Alessandro Baronciani

Quando tutto diventò blu è la seconda pubblicazione di Alessandro Baronciani, grafico, fumettista e illustratore che lavora fra Pesaro e Milano.

La protagonista del racconto è un’adolescente come tante che ad un certo punto della vita rischia di affogare nel suo mare interiore, trascinata a fondo da un nemico invisibile e potente, quello degli attacchi di panico; si tratta di un male oscuro, dall’aspetto indecifrabile, che in punta di piedi penetra nelle nostre profondità più recondite e lentamente ne prende possesso. Da un giorno all’altro qualcosa cambia e la paura diventa una presenza costante con la quale convivere e soprattutto combattere. Ma con quali armi…? Il tempo? La medicina? O basta la forza di volontà? Forse servono tutte queste cose insieme. O forse nessuna. L’unica cosa davvero importante è che un giorno, un bel giorno, tutto può diventare blu.

Quando tutto diventò blu è una storia forte e carica di emozione, soprattutto per chi ha avuto la possibilità di toccare con mano questo genere di tematica. Ognuno di noi ovviamente affronta le cose a modo suo, la soggettività gioca sempre un ruolo determinante e in questo caso forse anche di più. Ma ciònonostante secondo me Baronciani ha fatto un ottimo lavoro, riuscendo a mettere in luce le fasi cruciali del problema: il suo avvento devastante, i primi rifiuti nel riconoscerlo come tale, l’amara consapevolezza, le scelte forti e i giorni trascorsi fra le braccia della solitudine. Ma anche la speranza, quel desiderio di scavarsi dentro alla ricerca dell’interruttore giusto che possa spegnere tutto. E la possibilità di trovarlo.

Il salto di qualità rispetto al precedente Una storia a fumetti secondo me è da sottolineareIn questo caso il racconto è molto più profondo e lineare, e nonostante conservi quella struttura un po’ spezzettata che contraddistingue lo stile dell’autore, il filo emotivo che lega una pagina all’altra si mantiene solido e costante. A livello grafico nulla da eccepire anche stavolta: la magia di quel tratto così netto e morbido e la perfetta gestione dell’eterno contrasto fra bianco e…blu hanno proprio l’aspetto di una bella conferma.

Editore: Black Velvet – Pagine: 118 – Bianco&nero – Prezzo: 11€

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Lucille – Ludovic Debeurme

Lucille è la graphic novel più celebre dell’artista francese Ludovic Debeurme. La consacrazione è avvenuta nel 2006 con la vittoria del prestigioso premio René Goscinny al Festival di Angoulême.

Lucille è la storia di una giovane ragazza con problemi di anoressia, in lotta perenne con quella cosa terribile che giorno dopo giorno ha visto crescere nello specchio di una camera triste e vuota, e che ogni notte spera di essere portata via da un sogno pur di non risvegliarsi nel solito incubo. Poco più in là cresce Arthur, un giovane coetaneo sballottato fra una madre casalinga amorfa e disinteressata ed un padre marinaio violento e alcolizzato. Quando casualmente i due vengono a contatto fra loro, un’inattesa scintilla scuote l’esistenza di entrambi. Lentamente il rapporto cresce, si evolve e si trasforma in emozione, in un amore speciale e sincero, che darà loro la forza necessaria a fuggire da casa e ad intraprendere un tenero viaggio alla ricerca di sé stessi e della felicità, sempre più inaccessibile chimera.

“All’epoca ero all’inizio di una storia d’amore con una ragazza che era appena uscita dall’anoressia. Era ancora molto segnata da questa malattia e sicuramente questo ha avuto un impatto sulla nostra relazione. Scrivere questa storia, è stato innanzitutto comprendere lei, tentare ad di avvicinarmi a questa problematica.” – L. Debeurme – 

Sesso, suicidio, male di vivere, violenza sulle donne e sui minori, morte. Quando si affrontano temi così delicati (e per di più tutti assieme..) io credo che il come non sia mai un dettaglio. E Debeurme lo fa in maniera molto delicata, in punta di piedi, senza mai scadere nel banale o nel retorico. Lucille è un racconto sussurrato, un tentativo secondo me perfettamente riuscito di avvicinarsi ad un mondo difficile e problematico come quello dei due protagonisti, che ne trasmette un’idea vera, profonda, emozionante, carica di paure e di speranze, ma con dentro tanta, tanta realtà.

Lucille è un romanzo di formazione di una tenerezza infinita, disegnato con un tratto esile ma deciso, quasi a voler esprimere anche graficamente le rispettive caratteristiche peculiari dei protagonisti. Lucille è una storia bella, intensa e commovente. Lucille è una finestra aperta su un mondo dove le sofferenze rimangono troppo spesso nascoste nell’ombra. Lucille è questo ma anche molto di più. E vi invito a verificarlo di persona.

Editore: Coconino Press – Pagine: 592 – Bianco&nero – Prezzo: 29€

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Le strade di sabbia – Paco Roca

Le strade di sabbia è una graphic novel di Paco Roca, celebre autore di Rughe.

La situazione iniziale è una fra le più comuni: il protagonista del racconto è in ritardo per un appuntamento e cerca la strada migliore per raggiungere il punto d’incontro precedentemente stabilito nel minor tempo possibile. Caso vuole che la via più breve comporti il passaggio per il quartiere vecchio della città, zona a lui semisconosciuta. Da quel momento in poi di comune non accadrà più nulla: incontri improbabili, perdita dell’identità, spazio e tempo che mancano di definizione. Ed ecco che un pomeriggio tranquillo si trasforma in un viaggio dell’assurdo. Riuscirà il nostro eroe a ritrovare la via di casa? Forse sì…ma prima di tutto bisogna volerlo.

Dopo avermi fatto commuovere e riflettere con Rughe e L’inverno del disegnatore, Paco Roca ha scelto per l’occasione di calarsi nei panni dello scrittore fantastico e si è lanciato in un’avventura che esalta l’immaginazione. Le strade di sabbia è un racconto onirico, un percorso inquietante e seducente al tempo stesso che cerca di indagare le dinamiche dell’animo umano, analizzandole in profondità: una sorta di viaggio di Alice in versione 2.0, affrontato in modo originale, scorrevole e leggero. Ma ciò che prende vita fra le intricate strade del vecchio quartiere non è un sogno, bensì una nuova realtà, diversa e parallela, nella quale la ricerca della via di fuga richiede nervi saldi e forti motivazioni.

Dal punto di vista grafico i personaggi sono come sempre magistralmente caratterizzati, disegnati in modo essenziale ma non minimalista ed immersi all’interno di un panorama cromatico che ne scandisce ritmi ed emozioni.

Da sottolineare infine le numerose citazioni: Kafka, Márquez, Carroll, Escher; sono tutti grandi nomi quelli evocati da Roca in questo irrazionale valzer di emozioni, nel quale il desiderio di evadere e la ricerca di sé rivestono i ruoli principali. Nel caso ancora ce ne fosse bisogno, ecco un’altra bella conferma da parte dell’autore spagnolo.

Editore: Tunuè – Pagine: 112 – Colori – Prezzo: 14,90€

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